Pinot Nero sul Montello: trentacinque anni per arrivare a Roccolo Fleur
- 20 mar
- Tempo di lettura: 3 min
C'è un'uva che sul Montello non aveva mai trovato la sua voce.
Eppure, oltre trent'anni di ricerca paziente hanno trasformato quella domanda aperta in un vino di precisione rara.
Quando Francesco e Antonello decisero, nei primi anni Novanta, di piantare Pinot Nero sulle colline del Montello, fu una scelta controcorrente. Una scommessa consapevole, da queste parti. E in parte questa consapevolezza era fondata: il Pinot Nero non appartiene davvero a questa terra. Ma è esattamente questo a rendere la storia di Roccolo Fleur così affascinante.

Il Montello che non perdona, ma che sa sorprendere
Il Montello è una terra generosa per chi la conosce e la sa gestire. La vigna vi abita da secoli, con attestazioni che risalgono al '600. Ma il Pinot Nero, più delicato, esige condizioni precise. Per anni, Francesco e Antonello hanno osservato, sbagliato, corretto. Hanno cercato le porzioni di collina giuste, quelle esposizioni particolari dove quest'uva potesse finalmente esprimersi senza tradirsi.
La risposta l'hanno trovata sul versante nord del Roccolo: filari orientati a sud-est, dove le Prealpi formano una barriera naturale contro i venti freddi del nord, e il Piave porta una brezza sottile che rinfresca le estati calde e protegge i grappoli dall'umidità. Un microclima preciso, quasi rubato alla geografia.
Come nasce il Pinot Nero Roccolo Fleur sul Montello
Le vigne che danno vita al Roccolo Fleur hanno almeno vent'anni. Quella longevità si sente: radici profonde, rese contenute, concentrazione naturale. Ma non basta avere la vigna giusta, bisogna sapere cosa farne.
Il processo inizia già tra i filari: si procede con una doppia vendemmia e la selezione solo dei frutti migliori che si trovano sul versante con la migliore esposizione, quello che il sole incontra solo al mattino presto. Qui avviene la maturazione perfetta del frutto. In cantina, prosegue la selezione, rigorosa. Ogni dettaglio conta, perché con il Pinot Nero ogni dettaglio si sente.
In cantina, tre scelte che fanno la differenza:
La macerazione avviene con l'aggiunta di raspi lignificati, essiccati in forno – secondo un nostro brevetto – privati di tutta la componente verde, che contribuiscono a fissare colore e struttura senza astringenza.
La tecnica del 200% prevede fermentazione in legno nuovo e affinamento in un secondo contenitore nuovo: doppia cessione, doppia precisione.
Il legno scelto è la Barrique Fleur, realizzata con rovere della foresta di Tronçais. Utilizzata da pochissime cantine, è progettata per accompagnare, non guidare. Preserva la freschezza del frutto, affina i tannini fino a renderli come seta, lascia che sia il vino a parlare.
Perché con il Pinot Nero Roccolo Fleur la parte più importante è conservare e valorizzare quello che già c'è.

Roccolo Fleur: solo nelle annate che lo meritano
Roccolo Fleur non esce ogni anno. Le annate buone non bastano: nasce solo da quelle ottime, quando ogni elemento (clima, vigna, frutto) converge nella direzione giusta.
È una scelta che costa, in termini di produzione e di pazienza. Ma è l'unica coerente con quello che questo vino vuole essere.
Annate disponibili: 2018 · 2019
In uscita: 2021 · 2023
Roccolo Fleur nel calice:
il Pinot Nero secondo Serafini & Vidotto
Roccolo Fleur si esprime con la delicatezza del suo nome.
Al naso esprime il livello più alto del Pinot Nero: frutto integro, profondità aromatica, purezza assoluta.
Al palato, la freschezza naturale e i tannini finissimi disegnano una struttura ricca, potente, elegante. Pieno, armonico, di straordinaria persistenza ed eleganza.



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