Come botti e barrique modellano il vino
- 29 gen
- Tempo di lettura: 3 min
L’utilizzo del legno in enologia non è solo una scelta di stile. È una delle leve più efficaci per guidare l’evoluzione e l’identità di un vino nel tempo. Dalla fermentazione all’affinamento, botti e barrique non si limitano a contenere il vino, ma interagiscono con esso, accompagnandolo in una vera e propria trasformazione.
Capire come funziona il legno aiuta a leggere meglio ciò che troviamo nel calice.

Perché si usano le botti o le barrique
Il legno permette una micro-ossigenazione naturale e controllata, un passaggio chiave nell’affinamento del vino. Minuscole quantità di ossigeno attraversano le fibre della botte e reagiscono lentamente con il vino, contribuendo a:
· ammorbidire i tannini
· rendere il sorso più armonico
· stabilizzare il colore nei vini rossi
· aumentare complessità e profondità.
Questo processo è impossibile in contenitori inerti come acciaio o cemento, che preservano il vino ma non lo “modellano”. Per questo il legno resta centrale nella produzione dei grandi vini da invecchiamento.
Le parti della botte: come è fatta una barrique
Ogni botte e barrique sono il risultato di un lavoro artigianale preciso, affidato al mastro bottaio. Gli elementi principali sono:
· Doghe: le assi di legno curvate che formano il corpo della botte. La qualità delle doghe influenza l’interazione tra vino e legno.
· Cerchi: anelli metallici che tengono unite le doghe. Oggi sono in acciaio o alluminio.
· Fondelli: le due estremità circolari della botte, montate con incastri precisi.
· Foro e tappo: servono per travasi, controlli, colmature, e operazioni come il bâtonnage. I tappi moderni sono spesso in silicone.
Dimensioni della botte: piccola o grande fa la differenza
La dimensione della botte incide direttamente sul risultato finale:
· Barrique e botti piccole (225–228 litri) Più superficie di contatto tra vino e legno significa maggiore scambio: aromi più evidenti (vaniglia, spezie dolci, note tostate), tannini più morbidi, un’evoluzione più rapida. Il vino risulta spesso più rotondo e avvolgente.
· Botti medie e grandi Il contatto è minore e l’affinamento più lento. Il legno incide meno sul profilo aromatico.
Non esiste una scelta “giusta” in assoluto: tutto dipende dallo stile che si vuole ottenere, dalla filosofia di produzione e, considerati i costi, anche dal budget disponibile per la vinificazione di un vino.
La provenienza del legno
La quercia è l’essenza più utilizzata per le botti da vino, ma ogni varietà ha caratteristiche diverse:
· Quercia francese (Quercus robur): grana fine ed eleganza. Il contributo aromatico è misurato e raffinato, ideale quando il legno deve accompagnare il vino senza sovrastarlo.
· Quercia americana (Quercus alba): grana più larga e impatto più evidente. Porta note di vaniglia, cocco, caramello e talvolta aneto. Perfetta per vini ricchi e maturi.
· Quercia di Slavonia: tradizionalmente usata in botti grandi. Molto neutra, con apporto aromatico minimo, perfetta per affinamenti lunghi.
· Quercia ungherese: simile alla francese, ma più accessibile e in crescita per qualità e disponibilità.
Altri legni, come castagno e acacia, sono usati in casi specifici legati a tradizioni locali.
La tostatura: quando il fuoco fa la differenza
Durante la costruzione, l’interno della botte viene riscaldato. Questo passaggio, la tostatura, serve sia a piegare le doghe sia a trasformare chimicamente il legno, generando nuovi composti aromatici.
A seconda dell’intensità, l’impatto sul vino cambia:
· Tostatura leggera: cessione delicata, quasi impercettibile.
· Tostatura media: note di vaniglia, noce moscata, pane tostato.
· Tostatura forte: aromi più intensi come affumicato, e legno bruciato.
La tostatura non “aggiunge aromi” di per sé: crea il potenziale perché il vino li estragga nel tempo.

L’approccio Serafini & Vidotto
In Serafini & Vidotto il legno è sempre pensato come strumento di precisione, mai come firma dominante.
Prediligiamo botti piccole in rovere francese, realizzate con doghe stagionate naturalmente all’aria aperta. Questo processo più lungo e accurato permette di ottenere un legno stabile e rispettoso del vino, con tostatura leggera per valorizzare frutto e finezza.
Esempi concreti:
· Phigaia: il passaggio in barrique dona struttura e profondità senza coprire la componente fruttata e la freschezza.
· Il Rosso dell’Abazia e Pinot nero Roccolo: il legno lavora sul tempo, ammorbidisce i tannini e integra gli aromi, senza mai imporsi.
L’obiettivo è sempre l'equilibrio: il legno è alleato discreto del vino, non protagonista.
Se desideri scoprire da vicino la nostra barricaia e assaggiare come ogni scelta influisca sul calice, ti invitiamo a visitare la cantina.
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