Recantina del Montello: il ritorno di un vitigno storico
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Ci sono varietà che non scompaiono del tutto. Sopravvivono in pochi vecchi filari, nella memoria degli anziani e dei viticoltori, nel nome che qualcuno continua a pronunciare anche quando quasi nessuno la coltiva più. La Recantina è una di queste.
Vitigno autoctono delle colline dell'Asolano e del Montello, documentato fin dal Seicento come una delle migliori varietà del Trevigiano, la Recantina era già celebrata dall'Agostinetti nel 1679 come "uva che fa vino buono e bello".

Tra Ottocento e Novecento è andata via via scomparendo: la filossera prima, le guerre mondiali poi, sopravvivendo solo in qualche filare mescolata al Cabernet Sauvignon.
È solo nei primi anni 2000 che, grazie al lavoro dell'Istituto Enologico Cerletti di Conegliano, ricercatori e viticoltori si sono uniti nel recuperarla, convinti che si trattasse di un patrimonio ampelografico Veneto che valesse la pena salvare.
Oggi la Recantina viene coltivata esclusivamente all'interno della DOC Montello–Asolo, su appena 20 ettari. Non esistono varietà simili al mondo, nemmeno sotto nomi diversi, come accade invece per Grenache, Cannonau o Garnacha.
Le caratteristiche della Recantina
La Recantina si adatta perfettamente al terroir collinare del Montello: suoli argilloso-calcarei, pendii ben drenati - soffre il ristagno idrico - e autunni lunghi e miti che permettono una maturazione completa del frutto.
È una varietà tardiva, più del Cabernet Sauvignon: una volta si vendemmiava a fine novembre, oggi almeno un mese prima. Questo ritardo, insieme alla difficoltà di gestione in vigna, ha probabilmente contribuito al suo abbandono nel secolo scorso.
Gli acini sono compatti, con buccia spessa e pruinosa, sensibili a muffe e marciumi: le brezze dal fiume Piave sono fondamentali per mantenerli sani.
Sul piano cromatico, la Recantina è straordinaria: è una delle poche uve al mondo il cui succo, appena spremuto, mostra già lievi sfumature rosate, merito di un contenuto in antociani eccezionalmente elevato.
Nel vino finito, l'intensità colorante supera nettamente quella del Merlot, con riflessi violacei pronunciati e persistenti.
È anche una varietà ricca di tannini, che vanno dosati con cura per ottenere vini equilibrati e piacevoli.
Dal punto di vista aromatico è un'uva sobria, come molte varietà venete antiche: non aromatica di per sé, ma capace di costruire complessità in fermentazione, con note di frutta rossa in infuso, cacao, caffè, spezie orientali e un finale strutturato e persistente.
Attualmente sono stati identificati tre cloni principali: Forner, a pecolo rosso e a pecolo scuro.
La Recantina del Montello secondo Serafini & Vidotto
Da anni cercavamo un autoctono da inserire nella nostra selezione, ma volevamo un vitigno di carattere, capace di esprimere al meglio il DNA del Montello. Quando Francesco Serafini partecipò al panel di degustazione organizzato dall'Istituto Cerletti di Conegliano, fu amore al primo sorso. In quegli assaggi emerse subito il potenziale di questa uva: dai tannini un po' rustici, come lo è la sua zona di origine.
Coltiviamo la Recantina dal 2005, e da allora la nostra sfida è stata interpretarne il carattere con il nostro stile.
In vigna, la scelta del momento della vendemmia è cruciale: occhi aperti, nessuna fretta. In cantina, la gestione della macerazione è decisiva: la buccia spessa custodisce colore e struttura, e va trattata con rispetto. Per scelta, vinifichiamo in acciaio: crediamo che questo contenitore racconti nella forma più pura le caratteristiche di questa uva.
Recuperarla, studiarla, vinificarla con rispetto, è il modo in cui crediamo si debba abitare un paesaggio vitivinicolo.

La Recantina nel bicchiere
Cosa aspettarsi da un calice di Recantina Serafini & Vidotto
Colore: rosso rubino impenetrabile, fitto e vivo, con riflessi violacei.
Profumi: impatto esuberante, intensa personalità fruttata (prugna, mirtillo, amarena, lampone) con spezie di grano di pepe nero, radice di liquirizia e tabacco dolce.
Palato: pieno, avvolgente, invitante, con finale lungo. I tannini sono fini e un po' rustici, tipici del vitigno. Di grande bevibilità.
Abbinamenti: era il vino della marenda, quella pausa pomeridiana dal lavoro nei campi, al riparo di una pergola, e si sposa ancora oggi con salumi e formaggi locali, petto d'anatra alle erbe aromatiche. Ma sa sorprendere anche con piatti di pesce strutturati: zuppe di pesce, rombo al forno, seppie in umido. Un abbinamento inatteso, che racconta bene la natura di questo vitigno.

Scopri la Recantina Serafini e Vidotto https://www.serafinividotto.it/recantina
Prenota una visita con degustazione guidata https://www.serafinividotto.it/visite-e-degustazioni

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