La nuova cantina di Serafini & Vidotto è
una costruzione viva, che respira dentro il Montello. In senso fisico e ideale
Il complesso creato dall’architetto Carlo Palazzolo rappresenta in primo luogo un riuscito tentativo di inscrivere volumi e vuoti nel più autentico carattere del territorio. Dalla corte aperta che rappresenta il fulcro ideale e operativo della Cantina, si inquadrano tutti gli elementi salienti del paesaggio, naturali oppure opere dell’uomo. L’Ossario, le rovine dell’abbazia in cui Monsignor della Casa scrisse il Galateo, il “roccolo” che domina i vigneti e, oltre il Piave, il Castello di San Salvatore, il Cansiglio, il Monte Cavallo. Nelle giornate di luce tersa lo sguardo si può spingere fino ai profili delle Alpi Giulie. Al centro, l’oasi della Cantina: posta alla base di una conca, risparmia al visitatore la visione del disordine urbanistico che deturpa la pianura.
Tutti gli elementi della costruzione architettonica ripropongono gli antichi colori delle costruzioni rurali della zona, ocra gialla con una fascia rossa, articolati in diverse texture.
In senso fisico, i nuovi edifici organizzano vita e lavoro dell’azienda nella terra stessa della collina trevigiana, quasi alle radici: sorgono su un basamento, che è in realtà la parte emergente della cantina di vinificazione vera e propria, la quale si sviluppa su due piani interrati.
In questo modo le fasi di lavorazione delle uve si susseguono “per caduta”, sfruttando i differenti livelli. Dalla corte e dai maceratori il mosto, scendendo sempre più, viene pressato, diventa vino, invecchia e si affina in spazi precisi. È l’edificio stesso, da progetto, a garantire la temperatura ideale per l’invecchiamento del vino, e solo in casi eccezionali occorre ricorrere a impianti di termoregolazione.
All’interno, gli ambienti sono studiati per offrire armonia, a chi lavora nell’azienda e a chi la visita: doppi muri, corridoi e cavedi nascondono gli angoli dedicati al servizio e alla manutenzione, mentre la cantina vera e propria, accessibile da due lati, accoglie discretamente le aree dedicate all’accoglienza aziendale, un punto vendita e una degustazione. Gli spazi produttivi si inseguono in un percorso che guida il visitatore nel sottosuolo, attraverso vinaie, bottaie e magazzini, fino all’infernot custode delle annate più preziose.
Sapienti cambi di materiale lasciati a vista nelle pareti assecondano e sottolineano la natura carsica del Montello e, insieme agli accurati dispositivi architettonici che giocano con la luce e le luci, modulandole in maniera suggestiva, trasmettono al visitatore il senso esatto di come la cantina Serafini & Vidotto penetri a fondo nell’anima delle sue colline.
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